Senti cosa ho trovato oggi in biblioteca. Stavo leggendo delle riviste. Ascolta, – prese un pezzo di carta dalla tasca dei jeans. – L’ho copiato da un articolo. Parola per parola. La Rivista dell’Etica Medica. «Si propone di classificare la felicità», alzò gli occhi e precisò: – in corsivo. «Si propone di classificare la felicità tra i disordini mentali e di includerla nelle future edizioni dei principali manuali di diagnostica sotto questo nome: disordine affettivo primario, di tipo piacevole. Da un esame dei principali testi risulta che la felicità è statisticamente anormale, consiste di un discreto conglomerato di sintomi, è associata a una vasta gamma di anormalità cognitive, e probabilmente riflette un anormale funzionamento del sistema nervoso centrale. Una delle principali obiezioni alla proposta è che della felicità non si dà una valutazione negativa. Comunque è un’obiezione trascurabile dal punto di vista scientifico».
Donald sembrava molto soddisfatto, orgoglioso, incantato, addirittura, come se il motivo per cui indugiava tanto fosse che voleva davvero andarsene con Madeline. – L’hai scritto tu?
– Se l’avessi scritto io, sarebbe grandioso. Macché. Invece l’ha scritto uno psichiatra, e quindi non lo è.
– Oh, che cazzate, Madeline. Saunders non è uno stupido. Era un analista, – disse a Sabbath, – il tizio che comanda qua dentro, e adesso invece fa lo psichiatra distaccato, che cerca di essere molto rilassato e non troppo analitico. Si è lanciato nel comportamentale-conoscitivo, sai. Cerca di farti smettere se rimastichi ossessivamente sempre le stesse cose. Devi allenarti a dire: «Basta».
– E non è stupido, questo ? – chiese Madeline. – E nel frattempo secondo lui cosa dovrei farne della mia rabbia, della mia mancanza di sicurezza ? Non c’è niente di facile. Niente di piacevole. Cosa dovrei farne di questa terapeuta completamente idiota che stamattina mi ha fatto il Training alla Determinazione ? L’ho vista di nuovo oggi pomeriggio, ci siamo guardate un video sugli aspetti medici della dipendenza dall’alcol e poi ha dato il via alla discussione. Allora ho alzato la mano e ho detto: «Non ho capito una cosa, di questo video. Sa, quando fanno quell’esperimento con due diversi topi». E la terapista idiota mi interrompe: «Madeline, non stiamo parlando di quello. Stiamo parlando delle tue sensazioni. Cosa pensi del tuo alcolismo, dopo aver visto questo video ?». Io ho risposto: «Frustrata. Solleva questioni, più che dare risposte». «Benissimo» ha detto, con quella sua aria vivace. «Madeline si sente frustrata. E gli altri ? Tu che cosa provi, Nick ?» Fa il giro di tutti, poi io alzo di nuovo la mano e dico: «Se potessimo spostare per un attimo la discussione dal campo dei sentimenti a quello dell’informazione …» «Madeline» fa lei «questa è una discussione sui sentimenti che quel video ha suscitato in voi. Se hai bisogno di informazioni, ti consiglio di andare a cercarle in biblioteca». Ecco come sono finita in biblioteca. I miei sentimenti. A chi interessa quello che provo nei confronti del mio alcolismo ?
– Se tu continuerai a tenere sotto controllo i tuoi sentimenti, – disse Karen, – questo ti impedirà di essere un’alcolista.
– Non ne vale la pena, – disse Madeline.
– Sì, invece.
– Sì, – disse Donald, – tu bevi perché non comunichi con gli altri, e tu non comunichi con gli altri perché non sai esprimere loro i tuoi sentimenti.
– Oh, ma perché non può essere tutto più tranquillo ?- chiese Madeline. – Vorrei solo che ci fosse sempre qualcuno a dirmi cosa devo fare.